Ogni anno un certo numero di persone in Italia scopre di avere un codice fiscale "diverso da quello atteso" per un motivo molto semplice: un'altra persona, nata nello stesso comune, nello stesso giorno e con nome e cognome che producono le stesse consonanti, l'ha preceduta nel registro. Questo fenomeno si chiama omocodia.
L'algoritmo del codice fiscale, per quanto elaborato, lavora su un insieme di informazioni relativamente limitato: tre consonanti del cognome, tre del nome, due cifre dell'anno, una lettera per il mese, il giorno con eventuale +40 per il sesso, e il codice del comune. Fatti i calcoli, il numero di combinazioni possibili è alto ma non infinito — ed è statisticamente inevitabile che, in un paese di oltre 60 milioni di abitanti più i cittadini nati negli ultimi decenni, prima o poi due persone diverse producano esattamente lo stesso codice a 15 caratteri (i primi 15, prima del carattere di controllo).
Quando questo accade, l'Agenzia delle Entrate non può assegnare lo stesso codice a due persone: userebbe la stessa chiave identificativa per due contribuenti diversi, con conseguenze pratiche gravi su dichiarazioni dei redditi, pratiche sanitarie, contratti. Per questo esiste una procedura correttiva.
Quando il sistema dell'Agenzia delle Entrate rileva che il codice fiscale "calcolato" per una nuova persona coincide con uno già esistente, non modifica il codice a caso: applica una regola precisa. Si parte dall'ultima cifra numerica del codice (posizioni 7–15, dove compaiono le uniche cifre del codice base) e la si sostituisce con una lettera secondo una tabella di conversione ufficiale. Se il conflitto persiste anche dopo questa prima sostituzione — cosa rara ma possibile in comuni molto popolosi — si procede sostituendo la cifra numerica successiva, partendo sempre da destra verso sinistra.
Se il codice calcolato "base" fosse RSSMRA85A01H501Q e risultasse già assegnato a un'altra persona, l'ultima cifra prima del carattere di controllo (in questo caso lo "0" della posizione 14, parte del codice del comune) verrebbe sostituita con la lettera corrispondente nella tabella di conversione, e il carattere di controllo finale verrebbe ricalcolato di conseguenza sull'intero codice così modificato.
Un dettaglio importante: questa sostituzione non è qualcosa che un calcolatore online può replicare in modo affidabile, perché richiede di sapere in tempo reale quali codici sono già stati assegnati — un'informazione che risiede esclusivamente nell'anagrafe tributaria dell'Agenzia delle Entrate. È il motivo per cui ogni calcolatore, incluso questo, genera sempre il codice "base": nella grande maggioranza dei casi coincide con quello ufficiale, ma in caso di omocodia il codice realmente assegnato andrà verificato sui documenti ufficiali.
L'omocodia non è distribuita in modo uniforme sulla popolazione. Tende a concentrarsi in alcune situazioni ricorrenti:
Va detto che si tratta comunque di una minoranza dei casi: per la stragrande maggioranza delle persone il codice calcolato con l'algoritmo standard coincide esattamente con quello ufficiale.
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